
Iscrizioni 2008: perché aderire all’UAAR
Rieccoci. Implacabili. A chiederti di rinnovare l’iscrizione all’UAAR. O di associarti per la prima volta, contribuendo a renderla più grande.
Ma perché iscriversi a un’associazione laica? E perché proprio all’UAAR? Che bisogno c’è? Ci sono già tante associazioni… E poi, il nostro non è uno Stato laico? E i non credenti non sono tutti individualisti? Sono alcune delle domande che talvolta ci vengono poste. Ci sembra giusto rispondere. E ci sembra giusto che ogni socio o socia lo sia in seguito a una scelta ragionata. L’appartenenza all’UAAR non è l’appartenenza alla Chiesa cattolica, “subìta” in fasce e pretesa eterna. L’iscrizione all’UAAR è un appuntamento annuale, che costituisce inevitabilmente un momento di riflessione.
È ciò che vi invitiamo a fare. Vi invitiamo a riflettere sulla situazione della laicità in Italia. Nei più avanzati Paesi europei la legislazione è stata costantemente migliorata negli anni, riconoscendo i diritti delle coppie di fatto e degli omosessuali, introducendo il testamento biologico, intervenendo sull’eutanasìa, ponendo un freno al sostegno economico alle Chiese e garantendo l’effettiva uguaglianza di tutti i cittadini. Nulla di tutto questo nel nostro Paese. E nulla di buono che si possa ragionevolmente prevedere per l’immediato futuro. Perché?
Tre sono le ragioni principali: una classe politica estremamente acquiescente nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche; mezzi di informazione sempre pronti a riportare ogni starnuto d’Oltretevere; la fragilità del mondo laico. Ebbene sì, non nascondiamocelo: sebbene la maggioranza della popolazione veda con diffidenza le ingerenze della Chiesa cattolica, questa opinione non si traduce poi in un impegno concreto. I cattolici laici sono pochi e in là con gli anni, e le confessioni religiose di minoranza si sono ormai adagiate al tepore dei privilegi ottenuti con le Intese.
Restano solo gli atei e gli agnostici a difendere la laicità. Ma devono altresì difendere essi stessi dal dilagare del clericalismo di facciata che si traduce, giorno dopo giorno, in discriminazioni concrete: figli che non frequentano l’ora di religione dispersi per le scuole, PACS non riconosciuti e matrimoni civili celebrati spesso in luoghi squallidi, assenza di sale del commiato, spazi radiotelevisivi dove la presenza di una visione del mondo non religiosa non è nemmeno concepibile. Eccetera.
Lamentarsi non serve: o si subisce, o si agisce. L’unica possibilità di invertire la rotta è acquisire visibilità. Non ci si può però limitare a pretenderla, perché significherebbe comportarsi esattamente come la Chiesa cattolica. Si deve invece anche motivarla con la forza dei numeri e delle idee. Gli atei e gli agnostici sono tanti in Italia, diversi milioni: almeno il doppio di tutte le confessioni religiose di minoranza messe insieme. Eppure, le loro ragioni non trovano ascolto, e per politici e mass media sono praticamente invisibili. C’è dunque bisogno di amplificare la loro voce.
Ebbene, l’UAAR è l’unica associazione italiana di atei e agnostici a carattere nazionale, tanto da essere iscritta al registro nazionale delle associazioni di promozione sociale. È attiva in 47 province e ha superato i 2.400 soci. Ha una rivista prestigiosa (L’Ateo) e un sito Internet (www.uaar.it) che supera le 5.000 visite giornaliere. Da anni assicura, attraverso lo sportello informatico SOS Laicità, una consulenza giuridica gratuita e puntuale a tutti i cittadini. Promuove iniziative legali per l’affermazione concreta della laicità dello Stato. Ha già partecipato a diverse audizioni presso il Parlamento. Promuove numerose iniziative di sensibilizzazione: è partita dall’UAAR anche la vittoriosa campagna per il mantenimento dell’attuale nome della stazione Termini di Roma. Sul versante culturale, l’UAAR organizza i Darwin Day e assegna il premio Brian alla mostra del cinema di Venezia. E tante altre cose ancora.
Certo, tutto questo non è ovviamente sufficiente a invertire la rotta. Ma costituisce un’ottima base di partenza per provarci. Per fare ancora di più, è necessario il sostegno di tutti coloro che condividono il nostro impegno. E siamo sicuri che in Italia siano tanti, e in aumento. Se questa è anche la tua opinione, iscrivendoti all’UAAR farai la scelta giusta. Insieme potremo cercare di migliorare la nostra società.