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sabato, 02 febbraio 2008
Uliwood Party di Marco Travaglio
La grande adunata di piazza San Pietro dimostra un fatto ormai
incontrovertibile: bisogna salvare papa Ratzinger dagli intrighi del
cardinal Ruini, che gli ha fatto trovare sotto il balcone una collezione di
supporter davvero imbarazzante. Eugenio Scalfari insinua che Ruini
appartenga alla schiera degli atei devoti, cioè a quella bizzarra setta di
miscredenti che se ne infischiano del Padreterno, ma in compenso sono molto
affezionati alle sottane cardinalizie e pretesche.
Noi non arriviamo a tanto, ma se in questi anni il Cardinal Vicario avesse
annunciato la resurrezione di Gesù - che poi è il fondamento della fede
cristiana - con lo stesso vigore e la stessa verbosità con cui ha battuto
cassa per l'8 per mille, ha predicato la castità ai gay, ha fatto campagna
elettorale nel referendum sull'eterologa e s'è scagliato contro le coppie di
fatto, probabilmente le chiese, i conventi e i seminari sarebbero un po' più
pieni, o meno vuoti. Pare quasi che, dei dieci comandamenti, ne siano
rimasti in vigore solo un paio: il VI (non fornicare) e il IX (non
desiderare la donna d'altri). Altri, a cominciare dal VII (non rubare) e
dall'VIII (non dire falsa testimonianza, cioè non mentire), sono stati
depenalizzati, o sono caduti in prescrizione. Altrimenti alcuni noti
bugiardi e profittatori del denaro pubblico che si spellavano le mani
all'Angelus avrebbero avuto qualche problema a mostrarsi in pubblico, col
rischio di sentir parlare di corda in casa dell'impiccato.
E dire che, meno di un anno fa, papa Ratzinger lanciò un anatema capace di
incenerire, se solo qualcuno l'avesse ripreso col dovuto rilievo, mezzo
Parlamento: "Può stare nel luogo santo chi ha mani innocenti e cuore puro:
mani innocenti sono mani che non vengono usate per atti di violenza, sono
mani che non sono sporcate con la corruzione e con tangenti. È puro un cuore
che non si macchia con menzogna e ipocrisia, un cuore che rimane trasparente
come acqua sorgiva perché non conosce doppiezza" (1 aprile 2007).
Roba che, a ripeterla domenica, avrebbe trasformato in statue di sale un bel
po' di politici plaudenti. Totò Cuffaro, indaffarato fra veglie di preghiera
e distribuzione di cannoli ex voto, e vilmente aggredito da maestri di
morale come Miccichè e Dell'Utri, non c'era: a Palermo, di questi tempi, non
puoi distrarti un attimo. Ma lo sostituivano degnamente il senatore a vita
Giulio Andreotti, che dell'VIII comandamento è un esperto mondiale (mentì al
tribunale di Palermo una trentina di volte); e il presidente Udc
Piercasinando, accompagnato dalle sue numerose famiglie e reduce da
un'indimenticabile vacanza a Cortina (dov'è stato multato sulle piste
innevate perché sciava con lo skipass della figlioletta Benedetta per
risparmiare qualche euro, a riprova delle ristrettezze in cui versano le
famiglie italiane col governo di centrosinistra).
C'era anche Clemente Mastella, che com'è noto è molto religioso: infatti nel
2000 presenziò come testimone dello sposo (l'altro era Vasa Vasa) alle nozze
di Francesco Campanella, il mafioso di Villabate che si divideva tra la
cosca e la carica di segretario nazionale dei giovani dell'Udeur. Non
risulta che la cosa abbia mai suscitato le ire della Santa Sede, forse
perché quel matrimonio avvenne tra un uomo e una donna davanti all'altare,
secondo i dettami di Santa Romana Chiesa, e poco importa se l'uomo era un
mafioso. Mastella dunque, insciarpato in una stola color porpora sfilata a
chissà quale cardinale, applaudiva le parole del Santo Padre ("una grande
lezione di laicità") e intanto lacrimava per l'assenza della sua signora
Sandra, momentaneamente trattenuta agli arresti domiciliari.
L'ex ministro di Indulto e Giustizia, dall'alto dei suoi sette capi
d'imputazione, era giunto sul posto accompagnato da un giornalista del
Corriere della sera, e per tutto il percorso aveva intonato salmi e cantici
spirituali di Fred Bongusto, ascoltando Radio Kiss Kiss (che per lui è
meglio di Radio Maria), recitando orazioni del tipo: "Quello stronzo delle
Iene... quel farabutto del procuratore" e ricevendo telefonate di
galantuomini del calibro di Corrado Ferlaino. Tutt'intorno, maestri della
fede come Fabrizio Cicchitto, che per motivi di opportunità aveva lasciato a
casa il cappuccio nero della P2; il giornalista-dandy Carlo Rossella, già
comunista cossuttiano; e Mario Borghezio, in rappresentanza del sincretismo
celtico-cristiano, purtroppo sprovvisto della fiaccola con cui è solito
incendiare i giacigli degli extracomunitari.
Oremus.
L'Unità del 22.1.2008
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