UAAR Pescara

   Il blog è il punto di incontro e di dibattito sulle tematiche dell'ateismo, agnosticismo e laicità. Inoltre racconta la vita associativa del gruppo di Pescara, le iniziative programmate ed attuate.


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venerdì, 28 dicembre 2007
 

Binetti...colpisce ancora

Leggicchiando un po' qua e un po' là, mi è capitato di imbattermi in un articolo su Repubblica a firma Scalfari...indovinate un po'? Parlava della Binetti, devo confessarvelo, ultimamente è diventata il mio idolo!!!! Ebbene, sembra che questa povera vecchina, nell'obnubliamento senile, abbia affermato che, l'errore di battitura per cui la ormai famosa legge sulle discriminazioni che ultimamente è stata votata in Parlamento e a causa del quale il Presidente della Repubblica non ha potuto firmarla, sia stato voluto da dio stesso!!!! Uao!!! Ci si è scomodato addirittura il" Capoccia " in persona. E perchè mai si sarebbe scomodato per una bazzeccola di questo genere? Ma, signori, è evidente: perchè la vecchina in questione glielo ha chiesto!!!! Avete capito chi abbiamo di fronte? Io, temo, l'ho capito da parecchio e forse è bene che non lo scriva in un blog pubblico, ma diciamo che siamo di fronte ad una signora che è ben ammanigliata in alto, molto in alto!!! Sta di fatto che la senatrice ( è senatrice, no? ) non solo vorrebbe che lo spirito santo volteggiasse nelle aule parlamentari, ma sarebbe suo ardente desiderio che dio in persona intervenga nella funzione legislativa di questo nostro povero Paese, stiracchiato tra politici arrampicatori/miliardari; imbelli eterni indecisi; paurosi finti laici e affiliati opusdeini con un canale preferenziale con il padre eterno.... non c'è che dire, siamo messi proprio malino.
postato da uaarpescara | 20:19 | commenti (3)
repubblica, scalfari, binetti
 

Notizie Radicali mercoledì 12 dicembre 2007 L'ultima follia di Papa Ratzinger: gli omosessuali minacciano la pace di Luciano Pecorelli Sua Santità Benedetto XVI, questa volta si è superato. Con uno scatto degno del migliore centometrista, ha lasciato alle sue spalle i migliori ayatollah, imam e mullah, arrivando a paragonare, indirettamente, gli omosessuali, e di fatto anche noi Radicali che ne sosteniamo i diritti, ai terroristi ed alle armi atomiche. Quest'uomo è un grande, non c'è che dire, prima promulga un'enciclica alla Pio IX il giorno della presa di Roma, che è riuscita in un sol colpo al offendere scienza, politica, filosofia e religioni (capolavoro difficilmente raggiungibile anche dal suo estimatore, il "gaffeur" Berlusconi). Adesso tanto per non farsi mancar nulla, dopo aver mollato in suo nome i politici baciapile contro lo stato laico, attacca gli omosessuali ed anche noi Radicali in maniera omofoba, pesante e volgare. Il pontefice, ha infatti dichiarato in occasione del Suo messaggio per la "Giornata mondiale per la Pace 2008", che "chi osteggia la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna, rende "fragile" la pace nel mondo". Non posso tacere, sarebbe vile ed errato, quindi dico la mia: Santità, con tutto il rispetto, si dia una calmata e prima di parlare si accerti di aver tutto connesso. Noi Radicali non ostacoliamo nel modo più assoluto la famiglia tradizionale, sosteniamo invece con forza che anche chi appartiene allo stesso sesso, ha diritto a creare una famiglia, l'unico che non lo ha capito, oltre Lei, è il povero Angius. E' tutt'altra cosa, mi pare. Le vere minacce alla pace nel mondo arrivano dai terroristi, dal proliferare delle armi atomiche, dalle ingiustizie, dalla fame, e dalla diffusa violenza, oltre si intende da qualche incauto discorso che anche lei ha pronunciato. Santità, lasci in pace gli omosessuali, molti di loro sono, o forse erano, devoti credenti, più di quelle migliaia di sacerdoti che si sono macchiati dell'ignobile reato di pedofilia, che Ella tende a fingere di non vedere, tenga poi presente che nella Gerarchia, come nel basso clero, sono tanti gli omosessuali. Li lasci in pace, e dica ai Suoi amici baciapile, Binetti, Mastella, ecc.di fare altrettanto. Lei e quella chiesa che rappresenta, nulla possono come costruttori di pace, semplicemente perché, per banali motivi di denaro, fate sempre accordi con i "cattivi", in nome di Cristo per carità, ma sempre con i cattivi. . I costruttori di pace siamo noi Radicali, non siamo i soli chiaramente, perché pur se laicamente, di solito non rubiamo, non uccidiamo, non nominiamo il nome di Dio invano ed onoriamo il padre e la madre, non adoriamo idoli di sorta, non facciamo falsa testimonianza e non desideriamo i beni altrui. Inoltre siamo non violenti. A proposito Santità, i Radicali, amiamo solitamente il prossimo come noi stessi, e gli omosessuali sono anch'essi prossimo, come lo è Lei. Quindi nonostante qualche mal di pancia, amiamo anche Lei. Solo non andiamo a strombazzarlo tutti i giorni, visto che amare e difendere il prossimo indifeso e la società laica è una delle nostre ragioni d'esistere; capito Angius o ti debbo fare un disegno? La saluto Santità, certamente con maggiore rispetto di quanto ella ne usi nei nostri confronti ed in quelli delle nostre sorelle e dei nostri fratelli omosessuali, preti compresi. Perché non prova anche Lei a comprendere ed amare.magari Cristo penserebbe di non essersi fatto crocifiggere per niente, come gli deve succedere ogni volta che La sente parlare. Provi Santità, mi creda non ha niente da perdere, provi.
postato da uaarpescara | 20:06 | commenti (2)
, ratzinger, pio ix


lunedì, 17 dicembre 2007
 

CHIAMATA ALLE ARMI

Con un Appello che sembra una vera e propria chiamata alle armi, il Vicariato invita a scendere in campo a Roma, con una potenza di fuoco straordinaria, l' esercito degli oppositori al riconoscimento anche semplicemente anagrafico delle coppie di fatto. La criminale omofobia della chiesa cattolica, che alimenta e giustifica di fatto i peggiori delitti contro uomini e donne colpevoli di avere un orientamento sessuale sgradito, trova nuove occasioni di manifestarsi pubblicamente. Ed ecco che il Vicariato di Roma incita ufficialmente i suoi seguaci in Campidoglio a opporsi alla delibera richiesta da una sottoscrizione popolare per ottenere questo pur minimo riconoscimento di natura esclusivamente anagrafica, vale a dire la certificazione di una convivenza. E' chiaro che, con questa nuova dimostrazione di forza sul cammino della instaurazione a Roma e in Italia di una rigida teocrazia di tipo talibano, la chiesa cattolica sfida apertamente il leader del PD-Partitus Dei, Valter Veltroni, a dare ufficiale dimostrazione domani, con un preciso intervento su questo tema in Consiglio Comunale, di essere completamente asservito al dominio del Papa Re su Roma e l' Italia. Altrimenti si può scordare qualsiasi benevolo atteggiamento dei catto-ayatollah in occasione delle prossime elezioni. Contro la teocrazia vaticana aggressiva e prepotente NO GOD invita tutti i cittadini alla MANIFESTAZIONE LAICA di oggi, lunedì 17 dicembre, dalle ore 16 in Campidoglio. Per la laicità e l' indipendenza del nostro Paese da qualsiasi sistema religioso totalitario e totalizzante, sia quello dominante oggi che quello che potrebbe diventare dominante domani. Questo ed altro su www.nogod.it e su www.resistenzalaica.it
postato da uaarpescara | 21:20 | commenti
teocrazia, unioni civili


sabato, 15 dicembre 2007
 

omosessuali e guerra

Notizie Radicali mercoledì 12 dicembre 2007 L'ultima follia di Papa Ratzinger: gli omosessuali minacciano la pace di Luciano Pecorelli Sua Santità Benedetto XVI, questa volta si è superato. Con uno scatto degno del migliore centometrista, ha lasciato alle sue spalle i migliori ayatollah, imam e mullah, arrivando a paragonare, indirettamente, gli omosessuali, e di fatto anche noi Radicali che ne sosteniamo i diritti, ai terroristi ed alle armi atomiche. Quest'uomo è un grande, non c'è che dire, prima promulga un'enciclica alla Pio IX il giorno della presa di Roma, che è riuscita in un sol colpo al offendere scienza, politica, filosofia e religioni (capolavoro difficilmente raggiungibile anche dal suo estimatore, il "gaffeur" Berlusconi). Adesso tanto per non farsi mancar nulla, dopo aver mollato in suo nome i politici baciapile contro lo stato laico, attacca gli omosessuali ed anche noi Radicali in maniera omofoba, pesante e volgare. Il pontefice, ha infatti dichiarato in occasione del Suo messaggio per la "Giornata mondiale per la Pace 2008", che "chi osteggia la famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna, rende "fragile" la pace nel mondo". Non posso tacere, sarebbe vile ed errato, quindi dico la mia: Santità, con tutto il rispetto, si dia una calmata e prima di parlare si accerti di aver tutto connesso. Noi Radicali non ostacoliamo nel modo più assoluto la famiglia tradizionale, sosteniamo invece con forza che anche chi appartiene allo stesso sesso, ha diritto a creare una famiglia, l'unico che non lo ha capito, oltre Lei, è il povero Angius. E' tutt'altra cosa, mi pare. Le vere minacce alla pace nel mondo arrivano dai terroristi, dal proliferare delle armi atomiche, dalle ingiustizie, dalla fame, e dalla diffusa violenza, oltre si intende da qualche incauto discorso che anche lei ha pronunciato. Santità, lasci in pace gli omosessuali, molti di loro sono, o forse erano, devoti credenti, più di quelle migliaia di sacerdoti che si sono macchiati dell'ignobile reato di pedofilia, che Ella tende a fingere di non vedere, tenga poi presente che nella Gerarchia, come nel basso clero, sono tanti gli omosessuali. Li lasci in pace, e dica ai Suoi amici baciapile, Binetti, Mastella, ecc.di fare altrettanto. Lei e quella chiesa che rappresenta, nulla possono come costruttori di pace, semplicemente perché, per banali motivi di denaro, fate sempre accordi con i "cattivi", in nome di Cristo per carità, ma sempre con i cattivi. . I costruttori di pace siamo noi Radicali, non siamo i soli chiaramente, perché pur se laicamente, di solito non rubiamo, non uccidiamo, non nominiamo il nome di Dio invano ed onoriamo il padre e la madre, non adoriamo idoli di sorta, non facciamo falsa testimonianza e non desideriamo i beni altrui. Inoltre siamo non violenti. A proposito Santità, i Radicali, amiamo solitamente il prossimo come noi stessi, e gli omosessuali sono anch'essi prossimo, come lo è Lei. Quindi nonostante qualche mal di pancia, amiamo anche Lei. Solo non andiamo a strombazzarlo tutti i giorni, visto che amare e difendere il prossimo indifeso e la società laica è una delle nostre ragioni d'esistere; capito Angius o ti debbo fare un disegno? La saluto Santità, certamente con maggiore rispetto di quanto ella ne usi nei nostri confronti ed in quelli delle nostre sorelle e dei nostri fratelli omosessuali, preti compresi. Perché non prova anche Lei a comprendere ed amare.magari Cristo penserebbe di non essersi fatto crocifiggere per niente, come gli deve succedere ogni volta che La sente parlare. Provi Santità, mi creda non ha niente da perdere, provi.
postato da uaarpescara | 13:27 | commenti (1)
pace, radicali


domenica, 09 dicembre 2007
 

meditazioni gesuitiche

Le "azioni proprie di un mentecatto"

 

Presentiamo un estratto significativo degli "Esercizi spirituali" di Sant'Ignazio di Loyola. L'ex gesuita Alighiero Tondi, in Die Jesuiten, definisce tali esercizi come "azioni proprie di un mentecatto".
"Ancora oggi ogni Gesuita deve prendere parte a codesti Esercizi due volte nella vita per quaranta giorni e ogni anno per otto giorni". (K. Deschner, Il gallo cantò ancora, p. 99).



Quinto esercizio: meditazione sull'inferno. dopo una preghiera preparatoria e due preludi, comprende cinque punti e un colloquio.

La preghiera preparatoria è la solita.

Il primo preludio è la composizione: qui consiste nel vedere con l'immaginazione l'inferno in tutta la sua lunghezza, larghezza e profondità.

Il secondo preludio consiste nel domandare quello che voglio: qui sarà chiedere un'intima conoscenza della pena che soffrono i dannati; così, se per le mie colpe dovessi dimenticarmi dell'amore dell'eterno Signore, almeno il timore delle pene mi aiuti a non cadere in peccato.

Primo punto: vedo con l'immaginazione le grandi fiamme dell'inferno e le anime come in corpi incandescenti.

Secondo punto: ascolto con le orecchie i pianti, le urla, le grida, le bestemmie contro nostro Signore e contro tutti i santi.

Terzo punto: odoro con l'olfatto il fumo, lo zolfo, il fetore e il putridume.

Quarto punto: assaporo con il gusto cose amare, come le lacrime, la tristezza e il rimorso della coscienza.

Quinto punto: palpo con il tatto, come cioè quelle fiamme avvolgono e bruciano le anime.

Colloquio. Facendo un colloquio con Cristo nostro Signore, richiamerò alla memoria le anime che sono all'inferno: alcune perché non credettero alla sua venuta; altre perché, pur credendoci, non agirono secondo i suoi comandamenti. Distinguerò tre categorie:

La prima, precedentemente alla sua venuta. La seconda, durante la sua vita.

La terza, dopo la sua vita in questo mondo.

Nel fare questo, lo ringrazierò perché non ha permesso che io fossi in nessuna delle tre categorie, mettendo fine alla mia vita; così pure perché fino ad ora ha sempre avuto per me tanta pietà e misericordia. Terminerò dicendo un Padre nostro.

Nota. Il primo esercizio si fa a mezzanotte; il secondo al mattino appena alzati, il terzo prima o dopo la messa, ma comunque prima del pranzo; il quarto all'ora dei vespri; il quinto un'ora prima della cena. Questa distribuzione del tempo va osservata generalmente in tutte le quattro settimane; però può essere modificata, secondo che l'età, la disposizione e il temperamento dell'esercitante gli consentano di fare i cinque esercizi o di farne meno.




Addizioni per fare meglio gli esercizi e per trovare più facilmente quello che si desidera.

Prima addizione. Dopo essermi coricato, sul punto di addormentarmi, per la durata di un'Ave Maria, penserò a che ora devo alzarmi e a che scopo, e richiamerò sinteticamente l'esercizio che devo fare.

Seconda addizione. Appena sveglio, senza distrarmi con altri pensieri, rivolgerò subito l'attenzione a quello che devo contemplare nel primo esercizio della mezzanotte. Mi sforzerò di provare vergogna per i miei tanti peccati, proponendomi qualche esempio, come quello di un cavaliere che si trova alla presenza del re e di tutta la sua corte, pieno di vergogna e di umiliazione per averlo offeso gravemente, pur avendo prima ricevuto da lui molti doni e molti favori. Così pure, nel secondo esercizio mi immaginerò come un grande peccatore incatenato, sul punto di comparire, stretto in catene, davanti al sommo ed eterno Giudice; mi proporrò l'esempio dei carcerati che, incatenati e ormai degni di morte, compaiono davanti al giudice terreno. Mi vestirò trattenendomi in questi o in altri pensieri, secondo l'argomento della meditazione.

Terza addizione. Per la durata di un Padre nostro, starò in piedi a un passo o due dal posto dove sto per contemplare o meditare: volgendo in alto la mente e pensando che Dio nostro Signore mi guarda e cose simili, farò un atto di riverenza o di umiltà.

Quarta addizione. Incomincerò la contemplazione o in ginocchio, o prostrato per terra, o disteso con il volto verso l'alto, o seduto, o in piedi, cercando sempre quello che voglio. Terrò presenti due cose: la prima che, se trovo quello che voglio stando in ginocchio, non cambierò posizione; lo stesso se lo trovo stando prostrato, e così via; la seconda che, dove troverò quello che voglio, lì mi fermerò, senza aver fretta di passare oltre, finché non ne sia pienamente soddisfatto.

Quinta addizione. Dopo aver finito l'esercizio, per un quarto d'ora, stando seduto o passeggiando, esaminerò come mi è andata la contemplazione o la meditazione: se è andata male, cercherò la causa da cui questo deriva e, dopo averla individuata, me ne pentirò per emendarmi in avvenire; se è andata bene, ringrazierò Dio nostro Signore e un'altra volta farò allo stesso modo.

Sesta addizione. Eviterò di pensare a cose piacevoli o liete, come il paradiso o la risurrezione, perché ogni pensiero di gioia o di letizia impedisce di sentire pena, dolore e lacrime per i peccati. Mi ricorderò invece che voglio sentire dolore e pena, pensando piuttosto alla morte e al giudizio.

Settima addizione. Mi priverò totalmente della luce, chiudendo le imposte e le porte mentre sono in camera, tranne che per recitare l'ufficio divino, leggere e mangiare.

Ottava addizione. Eviterò di ridere e di dire cosa alcuna che provochi il riso.

Nona addizione. Terrò gli occhi bassi, tranne che nel ricevere la persona con cui devo parlare e nel congedarla.

Decima addizione. Riguarda la penitenza, che si divide in interna ed esterna. La penitenza interna consiste nel dolersi dei propri peccati, con il fermo proposito di non commettere più né questi né altri. La penitenza esterna, che è frutto della prima, consiste nel castigarsi dei peccati commessi e si pratica soprattutto in tre modi.

Primo modo: riguarda il vitto. Si noti che togliere il superfluo non è penitenza ma temperanza; penitenza è togliere dal conveniente: quanto più tanto meglio, purché la persona non si indebolisca e non ne consegua una seria infermità.

Secondo modo: riguarda il sonno. Anche qui non è penitenza togliere il superfluo, cioè quanto sa di raffinatezza e di mollezza; penitenza è togliere dal conveniente: quanto più tanto meglio, purché la persona non si indebolisca e non ne consegua una seria infermità. Non si deve neanche togliere niente dal sonno conveniente, a meno che non serva per raggiungere il giusto mezzo, se si avesse la cattiva abitudine di dormire troppo.

Terzo modo: riguarda il castigo del corpo, infliggendogli un dolore sensibile; questo si ottiene portando sulle membra cilici o cordicelle o catenelle di ferro, flagellandosi o ferendosi, o con altre forme di austerità.

Nota bene. Il modo migliore e più sicuro di fare penitenza sembra questo: che il dolore si senta all'esterno e non penetri all'interno, così da procurare sofferenza ma non infermità. Perciò sembra più opportuno flagellarsi con cordicelle sottili che fanno male all'esterno, piuttosto che in un altro modo che possa causare all'interno una seria infermità.

Prima nota. Le penitenze esteriori si fanno soprattutto per tre scopi: il primo, per riparare i peccati commessi; il secondo, per vincere se stesso, cioè perché l'istinto obbedisca alla ragione, e le facoltà sensitive siano sottomesse a quelle spirituali, il terzo, per cercare e ottenere qualche grazia o dono che si vuole e si desidera: per esempio, se uno desidera ottenere un'intima contrizione dei propri peccati, oppure il dono di piangere molto su questi o sulle pene e i dolori che Cristo nostro Signore ha sofferto nella passione; o ancora per sciogliere qualche dubbio in cui si trova.

Seconda nota. Si noti che la prima e la seconda addizione si devono applicare per gli esercizi della mezzanotte e dell'alba, non per quelli che si fanno in altre ore. La quarta addizione non si applicherà mai in chiesa davanti ad altri, ma in privato, per esempio in casa propria.

Terza nota. Quando l'esercitante non trova ancora quello che desidera, come lacrime o consolazioni e così via, spesso giova fare qualche cambiamento nel vitto, nel sonno e negli altri modi di fare penitenza, e così variare, facendo penitenza per due o tre giorni, e per altri due o tre no. Infatti per alcuni è opportuno fare più penitenza e per altri meno; spesso, inoltre, si tralascia di fare penitenza per amore dei propri sensi o perché si crede erroneamente di non poterla sopportare senza una seria infermità; altre volte, invece, si fa troppa penitenza pensando che il corpo possa sopportarla. Dio nostro Signore, che conosce perfettamente la nostra natura, spesso in questi cambiamenti fa sentire a ciascuno quello che per lui è opportuno.

postato da uaarpescara | 20:32 | commenti (1)
meditazione, loyola, gesuita


venerdì, 07 dicembre 2007
 

BINETTI E LO SPIRITO SANTO


La senatriceICI Binetti ( quella dell'apologia del cilicio )ha dichiarato che sarebbe auspicabile che lo Spirito Santo scendesse sull'Aula del Senato della Repubblica.
La suddetta signora, appartenente alla famosa e famigerata Opus Dei, forse pensa che il Parlamento Italiano sia equiparabile ad un conclave, luogo notoriamente visitato dalla Terza Persona, dove ciò che deve ispirare i parlamentari in aula, dove magari la paladina delle autoflagellazioni preferirebbe vedere cardinali e vescovi,
dovrebbe essere lo spirito cristiano, nella fattispecie la variante cattolica.
delirio personale, direte voi? Non proprio!!! Quando queste sparate vengono dalla bocca di una rappresentante la classe politica nelle sue funzioni pubbliche...non sono più idiozie private...divengono idiozie pubbliche, che potrebbero influenzare la vita di tutta la " res-publica " come in effetti hanno già annunciato di voler fare i teo-dem del PD ( bleah...)
Ma tutto questo tirare in ballo deità evanescenti, tradizioni teologiche vecchie di millenni, a che cosa si deve?
Al fatto che c'è stata in Aula la votazione sul pacchetto sicurezza presentato dal governo, tra i cui articoli se ne presentava anche uno che condanna le discriminazioni verbali e di fatto per motivi sessuali, includendo anche gli omosessuali e transgender....apriti cielo!!!!!!!!!
Gli omosessuali, secondo quei signori lì, tipo Binetti, Buttiglione, Cossiga e marmaglia varia non sono tutelabili da leggi della Repubblica, in quanto tali; cioè se io, imprenditore, mi rifiutassi di assumere Tizio perchè gay, non ci dovrebbe essere una legge dello Stato che impedisca questa discriminazione.
Ed il bello di tutto ciò è che la signora senatrice è completamente coerente con le linee guida della sua Organizzazione Religiosa...tant'è che lo stesso Filosofo Buttiglione in una battuta, che forse non ha capito neanche lui, ci ha illuminato dicendoci che "... secondo quegli articoli avremmo potuto arrestare anche S.Paolo per quello che ha scritto sugli omosessuali e l'omosessualità..." non riuscendo a capire, nella sua mente da filosofo illuminata, ma talmente illuminata da rimanere abbagliata, che dicendo ciò che ha detto non fa altro che confermare l'omofobia della Chiesa, fin dai tempi del suo fondatore, Saulo.






giovedì, 06 dicembre 2007
 

DIRITTI INFANZIA

COMITATO SUI DIRITTI DELL'INFANZIA
osservazioni conclusive 2003
analisi del Rapporto presentato dall'Italia ai sensi dell'art. 44
della Convenzione sui diritti dell'infanzia
UNICEF

Le seguenti Osservazioni conclusive sono state rivolte all'Italia dal
Comitato sui diritti dell'infanzia, in seguito all'esame del secondo
Rapporto
periodico sullo stato di attuazione della Convenzione di New York sui
diritti
dell'infanzia, presentato dallo Stato italiano il 21 marzo 2000.
L'esame del Rapporto italiano è avvenuto nel corso della XXXII Sessione
del Comitato, il 31 gennaio 2003.

Libertà di pensiero
29. Il Comitato esprime preoccupazione relativamente al fatto che, come
indicato nel rapporto dello Stato parte [par.147], i bambini,
soprattutto
nelle scuole elementari, possano essere emarginati se si astengono
dall'insegnamento religioso, incentrato essenzialmente sulla confessione
cattolica. Inoltre, il Comitato esprime preoccupazione per il fatto
che i genitori, in particolar modo quelli di origine straniera, non
sempre
sono al corrente della non obbligatorietà dell'educazione religiosa.

postato da uaarpescara | 20:58 | commenti
infanzia, unicef, libertà pensiero
 

La Risposta

La Risposta*
*di Frederic Brown*

Con gesti lenti e solenni Dwar Ev procedette alla saldatura, in oro, degli
ultimi due fili.
Gli occhi di venti telecamere erano fissi su di lui e le onde subteriche
portarono da un angolo all'altro dell'universo venti diverse immagini della
cerimonia.

Si rialzo' con un cenno del capo a Dwar Reyn, e s'accosto' alla leva
dell'interruttore generale: la leva che avrebbe collegato, in un colpo solo,
tutti i giganteschi calcolatori elettronici di tutti i pianeti abitati
dell'Universo - 96 miliardi di pianeti abitati - formando il super circuito
da cui sarebbe uscita il supercalcolatore, un'unica macchina cibernetica
racchiudente tutto il sapere di tutte le galassie.

Dwar Reyn rivolse un breve discorso agli innumerevoli miliardi di
spettatori. Poi, dopo un attimo di silenzio disse: "*Tutto e' pronto Dwar Ez
*". Dwar Ez abbasso' la leva. Si udi' un formidabile ronzio che concentrava
tutta la potenza, l'energia di novantasei miliardi di pianeti. Grappoli di
luci multicolori lampeggiarono sull'immenso quadro, poi, una dopo l'altra si
attenuarono. Draw Ez fece un passo indietro e trasse un profondo
respiro. "*L'onore
di porre la prima domanda spetta a te, Dwar Reyn*". "*Grazie*" rispose Dwar
Reyn "*Sara' una domanda cui nessuna macchina cibernetica ha potuto, da
sola, rispondere*". Torno' a voltarsi verso la macchina. "*C'e' Dio?*".
L'immensa voce rispose senza esitazione, senza il minimo crepitio di valvole
o condensatori.
"*Si': **adesso,** Dio c'e'.*"
Il terrore sconvolse la faccia di Dwar Ev, che si slancio' verso il quadro
di comando.
Un fulmine sceso dal cielo senza nubi lo inceneri', e fuse la leva
inchiodandola per sempre al suo posto.

[fine.]

postato da uaarpescara | 20:57 | commenti
dio , macchina


mercoledì, 05 dicembre 2007
 

cristiani e animali

 MadonnaBambino-ridotto

Vi propongo alcuni brani estratti da articoli apparsi sul quotidiano dei Gesuiti “ La Civiltà Cattolica” e di seguito su “ Famiglia Cristiana “.

Si nota senz’altro lo spirito assolutamente antropocentrico della loro visione del mondo: l’uomo è “ un’altra cosa”; l’uomo è l’unico titolare di diritti; gli animali, al massimo, vanno trattati con condiscenda ed affetto, ma null’altro. Vanno dunque sfruttati, perché all’uomo furono consegnati da dio.

Che riflettano tutti quei poveri illusi che spendono una vita nelle associazioni animaliste ed ecologiche rimanendo fedeli ad una istituzione come la Chiesa Cattolica che considera gli animali in questo modo.

                                                     

L'editoriale si sofferma su una proposta di legge, già approvata dalla Camera, che introduce nel Codice penale un nuovo titolo riguardante "i delitti contro gli animali". Si rileva la scarsa possibilità di applicarla, a causa delle pene eccessive e della difficoltà di definire giuridicamente tali "delitti". Poiché, in tal modo, si è riproposto il problema dei "diritti degli animali", si ribadisce che gli animali non hanno diritti, perché questi appartengono all'uomo, in quanto è una "persona", cioè un essere intelligente e libero, cosciente e responsabile, dotato di un'anima spirituale. Questo però non significa che l'uomo possa maltrattare e imporre sofferenze agli animali. Deve invece averne cura, poiché non è padrone ma custode e amministratore della creazione.

«I diritti sono legati al carattere spirituale e personale dell'uomo. Perciò gli animali, che non sono esseri spirituali e personali, non hanno "diritti". Non si può parlare in assoluto di "diritti degli animali». La distinzione «ontologica» tra l'uomo e gli animali non autorizza però, scrivono i Gesuiti, nessuna mancanza di rispetto verso queste creature «minori». «Tutti gli esseri creati, quindi anche gli animali di ogni specie - afferma infatti l'articolo - sono stati creati da Dio perché l'uomo se ne serva per tutte le sue necessità fisiche e spirituali. Tutta la creazione è posta, quindi, in potere dell'uomo; ma non si tratta di un potere "dispotico", irragionevole e crudele, bensì di un potere "umano", che sia cioè ragionevole e rispettoso di tutti gli esseri creati, in particolare degli animali che non sono nocivi alla sua vita, alla salute e ai suoi beni».

Il problema dei diritti degli esseri senzienti non umani insomma viene ricondotto a una questione di buona creanza, di galateo: squartare un cane non è cosa buona e giusta, un po' come non lo è mangiare con i gomiti sulla tavola.
Ma tutto, ogni atteggiamento dell'uomo verso il non umano va comunque sottoposto al filtro del seguente sommo principio: «gli animali di ogni specie sono stati creati da Dio perché l'uomo se ne serva per tutte le sue necessità fisiche e spirituali». Si pensi a quale ampio ventaglio di comportamenti siano con ciò giustificati, dalle macellazioni alla vivisezione, alla stessa caccia, pur a parole condannata ma che in quanto "ludica" può senz'altro rientrare fra le "necessità spirituali". Quanto spazio rimanga su tali premesse a un comportamento «rispettoso di tutti gli esser
i creati» francamente non so immaginarlo. Le due cose si annullano a vicenda. A tutto vantaggio, ovviamente, della prima.

 Famiglia Cristiana  nel suo numero del 28 settembre 2003 scriveva:

Attribuire ai cani qualità,sensibilità ed emozioni che a malapena si trovano nei cristiani mi pare follia pura.Più di qualche italiano sarebbe pronto ad aprire studi dentistici e centri benessere, per le cagnette della signora Teodolinda e del signor Procopio. Nel contempo non mi sembra altrettanto sollecito e colpevolizzato se dall'inizio dell'anno scorso sono "marciti" decine e decine di anziani, dimenticati nei condomini per settimane, mesi, anni.
Finiamola di scambiare i capricci della borghesia italiana come se fossero scelte di civiltà. Incominciamo una volta per sempre a mettere in fila le priorità e dare nome e cognome alle cose. Perciò le sacre battaglie di questi giorni e la battaglia che si farà domani perchè' tutti gli animali siano liberi, spero non dimentichino che i nostri bambini valgono molto di più dei cani e che c'è più civiltà in quelle case dove c'è u
n cane di meno e un bambino di più.

postato da uaarpescara | 21:44 | commenti (2)
 

se il Papa ripassasse Galileo

Se il Papa ripassasse Galileo





PIERGIORGIO ODIFREDDI

Caro direttore,
il 1° e il 2 dicembre il Papa ha tenuto banco su giornali e tg:
dapprima con la nuova enciclica Spe Salvi, poi con due interventi, a
un Forum delle Organizzazioni Non Governative Cattoliche e ai fedeli
in piazza San Pietro per l'Angelus. Ripetendo, come si addice al
massimo rappresentante della più antica e immutabile istituzione
governativa mondiale, le stesse parole che lui e i predecessori vanno
ripetendo da secoli: in particolare, attaccando la scienza e la
democrazia, cioè le vere radici dell'Europa e dell'Occidente.

Cominciamo dall'enciclica sulla speranza e la fede, che il suo autore
sintetizza così: «Il presente, anche un presente faticoso, può essere
vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi
possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare
la fatica del cammino (...). L'uomo ha, nel succedersi dei giorni,
molte speranze - più piccole o più grandi - diverse nei periodi della
sua vita. Quando però queste speranze si realizzano, appare con
chiarezza che ciò non era in realtà il tutto. Si rende evidente che
l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre. Si rende evidente
che può bastargli solo qualcosa di infinito, qualcosa che sarà sempre
più di ciò che egli possa mai raggiungere».

Ma queste parole, che si presentano come il messaggio di speranza di
un saggio, si rivelano nella realtà un appello all'illusione. Il Papa
si accorge che non ha senso che viviamo la vita rivolti al domani,
alienando il presente a un raggiungimento futuro dell'amore, del
possesso, della carriera e del successo. Non propone però, come i
sapienti d'ogni tempo, dai filosofi stoici ai monaci buddisti, una
tranquilla accettazione dell'oggi e una serena liberazione dal
desiderio. Piuttosto, azzarda un disperato rilancio che sostituisce
una posta finita materiale, con un'infinita immateriale: casca dalla
padella delle lusinghe dell'aldiqua reale, nella brace
dell'attrazione di un aldilà immaginario. Il riferimento al buddismo
non è pura provocazione. Se il Papa conoscesse un po' meglio
questa «religione» ben più saggia e umanista della sua, scoprirebbe
che ha anche anticipato di due millenni uno dei problemi che sembrano
assillarlo nell'enciclica: quello relativo alla possibilità di
salvezza individuale o collettiva.

Storia delle religioni a parte, è difficile dire quanto il Papa
conosca quella della scienza. Nell'enciclica si limita a citare
Bacone, un pensatore venuto prima di qualunque teoria e pratica
scientifica significativa: il che sarebbe come se uno pretendesse di
criticare il Cristianesimo sulla base dei pronunciamenti di uno dei
profeti del Vecchio Testamento. In ogni caso, almeno un episodio
della storia della scienza Benedetto XVI dovrebbe conoscerlo, quello
del processo a Galileo: se non altro, perché ha diretto per 25 anni
l'organo che l'ha condannato, quella Congregazione per la Dottrina
della Fede che mantiene una continuità con il Sant'Uffizio. E
dovrebbe dunque sapere che la causa di quel processo fu l'irritazione
di Urbano VIII nel veder messa alla berlina la propria «mirabile e
angelica dottrina»: che la scienza fosse ipotetica, e non assoluta.
Ovvero, il relativismo, che tanto assilla Benedetto XVI, e che lui
imputa in particolare agli scienziati. Quanto Galileo concordasse con
quella dottrina, e cioè per niente, è dimostrato dal fatto che nel
Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo la fece difendere da un
sempliciotto chiamato Simplicio: per questo il Papa s'infuriò. La
stessa dottrina era stata enunciata quasi un secolo prima, ma solo
per pararsi da possibili attacchi della Chiesa, da colui che scrisse
la prefazione al libro di Copernico: quell'Osiander che Giordano
Bruno chiamò «asino ignorante e presuntuoso». Da allora, in accordo
con Bruno e Galileo, nessuno scienziato ha mai pensato che le verità
scientifiche siano relative: al contrario, tutti sanno che esse sono
assolute e definitive, nell'ambito della propria approssimazione,
benché risultino spesso passibili di ulteriori miglioramenti.

Nell'Angelus di domenica il Papa proclama che «la scienza
contribuisce molto al bene dell'umanità, ma non è in grado di
redimerla», e ha ragione: la scienza non pensa che l'umanità sia da
redimere, bensì solo da studiare, capire e servire. E benché sia
vero, come dice l'enciclica, che la tecnologia (non la scienza) è
andata «dalla fionda alla megabomba», aprendo «possibilità abissali
di male», il Papa non può fingere di dimenticare che spesso è stata
proprio la sua religione a realizzare tali possibilità nella storia.
Nell'incontro con le Ogn cattoliche Benedetto XVI ha poi
attaccato «una concezione del diritto e della politica in cui conta
solo il consenso tra gli stati»: il principio fondamentale della
convivenza internazionale e della democrazia! Il portavoce del
Palazzo di Vetro, Farhan Haq, gli ha ricordato che l'Onu si fonda
sulla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo: spesso si
dimentica che il Vaticano non l'ha mai firmata, perché non è disposto
a permettere la libertà religiosa entro le sue mura, e che per questo
non può essere membro dell'Onu, ma solo osservatore. È dunque
verissimo che «l'uomo ha bisogno di una speranza che vada oltre»: ma
non oltre la democrazia e la ragione, bensì oltre l'assolutismo
ideologico e l'irrazionalismo filosofico di cui la Chiesa in
generale, e questo Papa in particolare, sono le voci più udibili e
amplificate. Quanto alla scienza, Santità, si informi, e dopo ci
informi: allora le sue parole non suoneranno come quelle di Urbano
VIII, che Galileo non poté fare a meno di mettere alla berlina.